MISTERI e SEGRETI dal MONDO

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I resti del DC9 Itavia presso un hangar sorvegliato a Pratica di Mare. La compagnia aerea, già segnata dall'incidente mortale del 1974 nei pressi di Caselle Torinese, chiuse i battenti nel dicembre del 1980

La Strage di Ustica. La perdita di dignità e la codardia della politica internazionale...

27 giugno 1980. Un banale volo di linea IH870 dell'ex compagnia aerea Itavia decolla da Bologna con destinazione Palermo con 81 persone a bordo. È in ritardo di 2 ore. Se solo fosse stato in orario, forse si sarebbe scampata la tragedia. In poco più di un'ora il DC9 avrebbe raggiunto la sua destinazione.

All'improvviso si trova in mezzo ad una repentina scena di guerra in un'intercettazione aerea non identificata. Il sole calante ed  accecante in una bella sera d'estate facevano da contorno. Caccia stranieri stanno inseguendo una possibile minaccia in quella giornata ventosa. Nei cieli tra Ponza ed Ustica, un missile colpisce in pieno l'aereo passeggeri per sbaglio. Nessuno scampo. Nessun segnale. Il DC9 forse prova un tentativo di ammaraggio, ma si schianta ed affonda nel mar Tirreno.

Il bilancio è tragico: NESSUN SUPERSTITE 

L'obiettivo era probabilmente un altro  caccia o un altro velivolo non identificato che con una repentina manovra evasiva ha evitato l'impatto. Il missile lanciato, dotato di tracciatura termica (segue il calore di combustione dei motori) intercetta per fatalità e segue la scia più potente del DC9.  Sulla scena ancora non è chiaro se si sono alzati in volo anche caccia italiani in quel frangente o solo dopo il disastro. 

I giornali in quei giorni ipotizzano terrorismo internazionale o una bomba, si parla di guasti tecnici, una rappresaglia, ma ben presto si delinea la responsabilità di un intervento dell'aeronautica militare straniera, di stanza nel mediterraneo... Non viene vagliata l'ipotesi che potessero essere i nostri caccia. 

I resti raccolti e catalogati portano a pareri discordanti. Ogni evidenza porta ad una corrispondenza plausibile, ma mai certa. 

Dopo 40 anni, però la verità sta tornado quasi a galla. La comprensione lenta ma inesorabile giunge adagio in punta di piedi in attesa che un giorno inondi all'improvviso le nostre menti come  il colpo di grazia dell'acqua fredda nei polomoni di quei pochi agonizzanti non uccisi subito dall'esplosione che squarciò il DC9. Mai i familiari si rassegneranno ad un'ingiustizia perpetrata con depistaggi ed insabbiamenti. Hanno capito che lo Stato è una cosa e la vera Italia  solidale è un'altra. 

Ancora oggi dopo quasi quarant'anni di indagini, i servizi segreti e la politica non hanno il coraggio di accelerare ed ammettere le mancanze, gli errori e gli insabbiamenti di quella strage, che avrebbero all'epoca e credo ancor oggi, sconvolto gli equilibri di asset economico-militari europei e non solo. Il PATTO ATLANTICO, la NATO e gli interessi di alcune lobbies, furono protetti a discapito della morte di civili innocenti, morti non per un attentato, non per un guasto tecnico, ma per un errore umano di valutazione in una sfida militare fra più forze contrapposte. La fatalità fu per il DC9 di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato. Quello sventurato volo si ritrovò a quota più bassa del normale per i venti a quasi 200 km/h in mezzo ad una sfida. L'ingaggio avvenne con la scusa di voler abbattere un MIG libico che aveva sconfinato, ma anziché lo stesso MIG (comunque uno  ne precipitò sulle montagne della Sila) per errore venne abbattuto un aereo civile italiano. 

Le dinamiche politiche furono e rimangono complesse. Nessuno ancora oggi se ne assume la responsabilità e nessun testimone ha mai fatto chiarezza, come se le lunghe braccia unite della politica italiana, francese, americana, libica e l'immancabile mafia avessero sigillato e bonificato l'area. 

La guerra fredda era tutt'altro che chiusa. La questione di destabilizzare il mediterraneo era alle porte...

Non fu un'esercitazione o un pattugliamento finito male. Forse non fu nemmeno una sfida e un semplice mostrare i muscoli fra Nato ed ex Urss. 

Probabile sia stato un intervento rapido dopo una soffiata. Una missione top secret autorizzata e voluta con un obiettivo chiaro: quello di intercettare ed abbattere ad ogni costo quel MIG perché forse portava con sé segreti di trattati fra Italia e Libia ed ex Urss. Uno precipitò poco dopo come già detto, ma un altro sparì "magicamente" dai radar e fu salvo. 

La vera domanda è: il rischio di far scoppiare un conflitto bellico nel mediterraneo forse era contemplato ed accettabile. Forse addirittura programmato. Non poteva trattarsi di un semplice pilota da abbattere... 

Da chi era occupato il secondo posto nel MIG? CHI o COSA  TRASPORTAVA DI COSÌ IMPORTANTE da volerlo eliminare ad ogni costo? Voleva essere un segnale forte e chiaro contro chi? Il solito pretesto contro la Russia comunista impicciona da  punire da  parte degli USA e la NATO o di punire semplicemente il Colonnello Gheddafi per aver fregato industriali e governi capitalisti? Si perché nella squadra dei Mig diretti in Italia, molto probabilmente veniva trasportato in missione proprio Gheddafi che avrebbe dovuto atterrare per un incontro segreto non si sa bene con chi. Le ipotesi sono tutte plausibili. Gheddafi aveva grossi interessi economici in Italia e Francia, ed entrambi i paesi altrettanti in LIBIA. Per non parlare della possibilità di appropriazione di tecnologia nucleare ben dislocata nelle basi Usa e Nato in tutta la penisola italiana. Qualcosa andò storto.  Se si trattò di un incontro segreto fra le parti, doveva essere  davvero importante e doveva rimanere segreto ad ogni costo. Forse la sorella mafia o i vicini transalpini fecero la spia allo zio Sam, ben presente nel mediterraneo con le sue basi. I segreti e gli accordi fra l'Italia, la Libia e l'ex Urss andavano stroncati sul nascere. La loro collaborazione avrebbe potuto creare seri problemi al dominio e supervisione USA nel mediterraneo, subito rivendicato come indispensabile per la stabilità del teatro del II dopo guerra.

Se ci filettiamo, Gheddafi per trent'anni ha fatto affari ovunque. Nell'autunno 2009 atterra ufficialmente a Roma in pompamagna. Viene ricevuto dal Presidente del Consiglio dei Ministri Italiano dell'epoca: Silvio Berlusconi. I rapporti fra i due sono di vecchia data. Tutti  i presenti e i telespettatori notano la stima, il rispetto e l'amicizia che li lega. Nessuno sa veramente se vi sia dell'altro sotto di non proprio pulito. Agli USA e alla NATO, questo riavvicinamento ancora una volta non piace. Forse non piace più al resto della politica italiana, o della severa zia Unione Europea. Poche settimane dopo, in Libia si avvia un  improvviso processo di disordini, lotte e scioperi che sfociano  in un una guerra civile che pare orchestrata e diretta ad hoc. La  maggior parte del popolo libico che ha amato per trent'anni il suo dittatore, ora lo odia. Gheddafi viene barbaramente rapito ed assassinato pubblicamente nell'ottobre del 2011.

I fatti sono lontani, eppure nessuno mi toglie il dubbio che siano correlati. Lo dice chi ha rispulciato fra i giornali dell'epoca, visto documentari, letto libri e visto il film Ustica, regia di Renzo Martinelli, 2016. 

 

113 basi Nato e USA (dichiarate) quasi 100 bombe nucleari e migliaia di soldati americani dislocati. Vogliamo discutere seriamente di democrazia, doveri, servilismo, occupazione, protezione o cosa?

ANTEFATTI E PRESUPPOSTI NUCLEARI

 

Torniamo indietro nel tempo.

La Costituzione Italiana dichiara di ripudiare la guerra come atto di offesa, ma ne contempla l'uso per difesa. A livello pratico, non credo cambi molto. L'Italia fa parte del patto atlantico, fabbrica e rivende armi nel mondo come tanti altri paesi e seppur in seconda linea si impegna ovunque per adempiere ai suoi obblighi. Nel 1975 firma un trattato di non proliferazione nucleare, ma ne "condivide" gli studi e la appoggia in termini economici e di ricerca.  (ancora oggi putroppo) In Italia crediamo tutti che non vi siano armi nucleari, soprattutto dopo il referendum a seguito dell'incidente di Chernobyl, ma non è del tutto vero. Le centrali elettriche nucleari sono pericolose anche se ferme in disuso. Il punto è che basi NATO e basi americane costellano il nostro stivale e da decenni in tali basi vengono protette e stipate bombe atomiche per conto terzi. Per conto di coloro che ci liberarono dal nazi fascismo...

Ovviamente non servono solo politicamente ed ideologicamente come deterrente. Da queste basi partono missioni ovunque con affianco i nostri contingenti italiani. Partirono in Kosovo e Serbia, Iraq, Afghanistan, Iran, Siria. Il fiuto di un semplice ed umile cittadino, mi fa presumere che ci siano stati dei principi di accordi di ali militari e una cerchia di politici  ristretta da una parte e  dall'altra lo stesso Gheddafi, assetato di potere e di estendere gloria e dominio nel mediterraneo. Vi fu davvero l'intenzione di accordarsi per entrare in possesso di codici di lancio, di tecnologia nucleare o di cospirare attentati verso le basi Nato? Oppure la Libia voleva espandere la sua tirannia ad altri paesi confinanti? O l'Italia vedeva l'occasione  di scrollarsi dagli impegni e dal controllo dei suoi alleati? La lotta di ideologia fra conservatorismo neofascista e brigate rosse negli anni precedenti parrebbero un presupposto fondato. E noi italiani, eravamo  e continuiamo ad essere letteralmente fra incudine e martello.  Noi italiani mettemmo e continuiamo a provare sempre a tenere il piede in due scarpe. Oggi non si parla più  tanto del peso di questa responsabilità ma solo di affari, grandi affari e lavoro derivati da tutto l'indotto attorno a tali installazioni militari. Eppure molti cittadini  italiani vicini a tali basi continuano a mandare giù un boccone amaro. Quello di essere "controllati" "guidati" e "comandati" da decenni dagli americani che sono si nostri invadenti alleati a tutto campo, ma che ci controllano, forse non solo in ambito militare...

Sono tutte domande lecite ed ipotesi plausibili, in un teatro  torbido che comprenderanno forse i nostri pronipoti il prossimo secolo. Tragedie, drammi, e scandali di tale portata hanno necessità di venire elaborati e compresi dopo tante, troppe generazioni. Non è facile digerire che dietro ad assassinii, guerre, attentati, vi sia solo un pugno o poco più di invidui senza umanità che cospirano, fomentano e creano i presupposti per far accadere qualcosa di grave per poi entrare in scena come eroi e trarne benefici. Una reazione lontana a catena per arrivare a scopi precisi, oscuri ai molti. Molti paesi sono coinvolti in questa tragedia: Italia, Libia, Francia, Stati Uniti, presumibilmente anche la Russia fornitrice dei MIG alla stessa Libia e gran rivale e nemica della NATO. 

Ultimamente si affacciano anche ipotesi particolari fra cui quella  di un'operazione congiunta NATO, atta ad inseguire velivoli sperimentali non identificati (UFO). Sembrerebbe assurdo ma lo stesso CUN e CUFOM hanno raccolto in quegli anni parecchi avvistamenti anomali non identificati. Gli ultimi hanno trascrizione proprio pochi giorni prima dai radar di Ciampino, ma le prove non sono visionabili e un super testimone è misteriosamente morto a seguito di tali dichiarazioni in aula. 

Per chi volesse approfondire, di seguito il link del famoso ricercatore Giorgio Bongiovanni:

 

https://www.giorgiobongiovanni.it/messaggi-2016/6826-strage-di-ustica-laltra-verita.html

 

Questa tesi è inquietante perché al di là delle proprie convinzioni personali sull'esistenza di vita extraterrestre che ci controlla, vorrebbe dire che l'uomo ha deliberatamente attaccato degli Ufo senza motivo ma sbagliato bersaglio. 

Ricercatori indipendenti da anni affermano anche come invece il MIG libico fosse ripartito da una base russa  segreta in Italia e diretto in Libia con materiale ed informazioni ritenuti top secret. L'influenza segreta russa con il partito comunista italiano del resto è comprovata. Un bilanciamento di influenze nel mediterraneo fra Usa ed ex Urss. Avviene tutto ciò ancora oggi, in maniera più sottile e ben mascherata dai media. 

Addirittura c'è stato chi ha vagliato un'ipotesi ancora più grave e peggiore:

Il DC9 è stato deliberatamente abbattuto. Questa tesi è ancora tutt'oggi vagliata come possibile. Un prezzo alto da pagare ad ogni costo per fermare un aereo che conduceva un passeggero sotto falsa identità. Una persona che una volta atterrata a Palermo avrebbe dovuto incontrare e scambiare informazioni con il Colonnello Gheddafi secondo la teoria con cui avrebbe raggiunto la Sicilia in segreto e fosse poi rientrato su un MIG, su uno di quei MIG. Quello che precipitò sulla Sila, fu un diversivo per depistare l'azione facendo credere alla controparte che fosse lì lo stesso Gheddafi. Di certo non fu un tragico incidente. Lo Stato Italiano non potrà mai affermare nessuna di queste ipotesi poiché in parte forse qualcuno ha sempre saputo e taciuto. A casa mia questa si chiama complicità. 

 

Ognuno di noi ha comunque chiara un'idea... 

Non importa quanto tempo ci vorrà ancora, ma il tempo continua a far riaffiorare dettagli e il quadro è man mano meno torbido. 

Prima o poi tutto sarà limpido e chiaro. E qualcuno, una volte per tutte, dovrà subirne le conseguenze. Se in casi mostruosi, la Verità non vince nei decenni, dovrà cedere il posto a qualcos'altro. 

Che siano i familiari dei familiari a quel punto a scegliere quale giustizia intraprendere. Che sia perdono, pietà, rassegnazione. O vendetta ed umiliazione verso qualcuno. Per me, avranno comunque ragione. 

 

La Verità e Auspicio

 

Aspettiamo la verità ancora oggi sulle reali cause e motivazioni dietro ad altre gravi sciagure passate (pensiamo all'affondamento della Lusitania e del Titanic o più di recente le Torri Gemelle, di cui affrontiamo il tema in un articolo dedicato intitolato Twin Towers 11/09/01)

Per quanto riguarda la nostra tragedia italiana  di Ustica (putroppo non unica) Molte famiglie sono state risarcite, altre attendono ulteriori indennizzi per la sofferenza causata da tutti questi segreti ma nessuna dichiarazione ufficiale. L'ha sentenziato di recente il tribunale di Palermo che ha più volte riaperto il caso con nuove testimonianze e presenza di prove. Il dolore dei familiari è di non sapere la verità poiché l'essere umano ne ha bisogno, è indispensabile per il suo benessere psicofisico. Inoltre non tutte le salme furono recuperate e potute seppellire dignitosamente. La verità è e sempre sarà in ogni fatto tragico, l'unico sostegno di rassegnazione per coloro che vivono ancora poiché l'animo umano ne necessita per proseguire a vivere e cercare di andare avanti in qualche modo. Senza la verità il nostro animo si logora e si ammala. Senza la verità l'animo muore e la razionalità cessa di esistere. Nel mio umile ricordo e chiave di lettura a questo tragico evento, non conoscendo di persona i familiari dei defunti di Ustica, non posso che stringermi a loro ed abbracciarli con affetto, auspicando che i loro figli potranno risolvere questo mistero e che un giorno, tutti loro possano riabbracciare i loro cari in una nuova vita più serena.

 

Simone Merlo

novembre 2019